L'importanza del segno

Breve storia inventata per spiegare alcune cose che sono li sotto gli occhi di tutti, che tutti usiamo correntemente, dal più colto al meno erudito, ma che non vediamo perché le diamo per scontate.

Argomento che mi è sembrato necessario affrontare in quanto stiamo per partire con un premio di grafica, tutta la grafica, dal disegno all’incisione passando per il fumetto senza scordarsi del cartone animato e della grafica pubblicitaria, il tutto fatto sia con i mezzi tradizionali, quali matite, lastre ed inchiostri o in maniera digitale, microscopiche cariche elettriche che vanno a eccitare o meno delle memorie elettroniche.

Partiamo dalla parola disegno, che a me piace pensare, e forse non sono lontano dal vero, che nella parola disegno manchi un verbo e che l’espressione giusta sia, “fatto di segno”, nel tempo il verbo è scomparso e la proposizione “di” si è unita alla parola “segno” ed è nato il disegno.

Quindi il segno, frutto di un gesto, casuale e improvviso, un gesto di spunta, che vuole creare un riferimento per la nostra mente è stato il seme di una complessità che il primo ominide che fece quel gesto non era certo in grado di immaginare.

Non so quale ominide ebbe per primo l’idea di tracciare un segno nella polvere, ma sono sicuro che in quel momento abbiamo fatto un salto molto importante nell’evoluzione, abbiamo cominciato a fare cultura.

Il percorso potrebbe essere stato il seguente: delle aste una accanto all’altra per indicare quanti animali avevamo cacciato o visto passare, contare i giorni per avere un riferimento temporale, il primo tentativo di calendario.

Da quelle prime aste alla scrittura delle lettere dell’alfabeto è stato un viaggio nella complessità, si è passati ad annotare il linguaggio, si è dato un valore ai segni e abbiamo inventato i numeri, e allo stesso modo che si scheggiava la selce per farne punte di frecce o coltelli, abbiamo modellato il segno e creato dei simboli a cui attribuire significati diversi, che ci sono serviti per capire la realtà, per comunicare tra di noi e scambiarci le nostre esperienze.

Il passaggio al disegno di quanto ci stava intorno è stata la conseguenza più logica e di complessità in complessità il linguaggio con la scrittura si è fatto sempre più raffinato, il mondo dei numeri è diventato un mondo parallelo a quello reale e strumento per osservare e capire gli accadimenti della realtà.

Abbiamo cominciato con un gesto e moltiplicando, modulando e diversificando, in sintesi facendo delle piccole variazioni ci siamo inventati dei mezzi potenti per osservare e capire la realtà.

Avere dei riferimenti ha potenziato le nostre capacità, l’esercizio ha incrementato la fantasia e stimolato la creatività.

Disegnare quello che ci stava intorno ci ha fatto capire la complessità della realtà ed ha sollecitato la nostra fantasia ad inventarci nuovi punti di vista che ci consentissero di comunicare agli altri le nostre deduzioni, ci ha fatto scoprire l’importanza della struttura, di come questa interagisce con la luce, la luce nostra madre- padre, di cui siamo fatti ed in cui siamo compresi.

Disegnare le nostre fantasie inventarsi situazioni ci ha fatto crescere ci ha reso migliori e questo a partire da un gesto che ha lasciato un segno nella polvere, segno destinato a svanire al primo soffio di vento, piccola cosa che ha contribuito nel tempo a dare un senso alla nostra esistenza.

Giuseppe Cavallo